POEMA ORIZZONTALE


 P O E M A  O R I Z Z O N T A L E

tecnica mista su carta, 105x165cm - 2014


Babbo, facciamo che tu disegni e io coloro? 
Facciamo che tu tracci le linee con le penne, 
ed io coloro dentro gli spazi con le matite 
che voglio, senza che tu mi dica nulla? 


























POEMA ORIZZONTALE

a cura di Giusi Affronti

Al suo “grande affresco di segno”, Angelo Sturiale lavora alacremente per un anno, tra la Sicilia (a Zafferana Etnea, dove vive) e gli stati della Louisiana, Mississippi e New Mexico, in America. Muovendo dalla pratica manuale di scrittura su pentagramma, l’artista compone, scompone e ricompone geografe, architetture e microcosmi interiori, sapientemente intessuti in grovigli e forme che potrebbero espandersi potenzialmente senza confni, un all over di grafemi, signifcati e suoni che si moltiplica all’infnito.
Il suggerimento proviene dallo stampatore siciliano Angelo Buscema: un disegno di grande formato su carta per incisione, dove l’uso di matite e penne a inchiostro si combina con gli acrilici. È la prima volta che il colore compare nella decennale produzione grafca di Angelo Sturiale.
La scelta dei colori, delle loro sequenze e delle loro forme è calcolata, nello spazio della carta bianca, secondo procedimenti che derivano dalle tecniche di serializzazioni dodecafoniche in musica: questo procedimento, razionale e matematico, sottrae all’adulto-artista la facoltà di discernerli e selezionarli istintivamente, a suo piacimento, cedendo così a una varietà anarchica, “naturale” e, per questo, infantile. Come un fusso continuo, i suoi di-segni vibrano sulla carta alternando vuoti e pieni, campiture di buio e morfologie policrome. Sono vorticosi pentagrammi dell'anima, sofsticati organismi che ramifcano e dialogano incessantemente. Come solo l’arte sa fare l'arte, come solo nella vita accade.

A propagare l’ossessivo affollarsi grafco che caratterizza il disegno dell’artista è la ricchezza delle parole e la sovrabbondanza ipotattica di un testo – tratto dal suo libro “Tempeste di te” (2015, Algra Editore) – che racconta la complessità della relazione genitoriale padre-fglio. Come si trattasse di un stream of consciousness annotato a margine tra un intervallo e l’altro, a matite ferme, spiega il POEMA ORIZZONTALE: questo va percorso con lo sguardo – e con le dita, se fosse possibile – come si fa con un atlante, una mappa, un arazzo, un codice, un vocabolario. Un appassionato dialogo a due voci, una composizione a quattro mani: le penne, l’inchiostro nero e il rigore razionale dell’adulto-padre si incontrano e scontrano con l’universo espressivo del bambino-fglio, costituito da matite, colori e libertà anarchica.

Angelo Sturiale è un artista poliedrico, un compositore con l’inchiostro sui polpastrelli, un onnivoro ricercatore di armonie. Si diploma in pianoforte classico al Conservatorio ma la musica entra nella sua vita, già da bambino, grazie al padre.
Bach, Xenakis, Cage, Kagel, Stockhausen: la sua ricerca si contraddistingue per un’infaticabile sperimentazione sulla relazione tra segno e suono. La poetica di Sturiale si sviluppa come una tessitura composta da contrasti ritmici di pieni e vuoti, da simboli delle notazioni inventate ex novo dall’autore, che si emancipano a volte persino dall’esecuzione musicale. I “seibutsu” e le mappe grafche, nascono dalla immaginaria transcodifcazione dalla sequenzialità formale di una composizione musicale alla molteplicità dei tempi di osservazione di una rappresentazione bidimensionale.

“Non si può spiegare a parole né descrivere in una lista di cose o atti la sequenza che porta a riconoscere l’inizio e la fne di un disegno. È una combinazione di fattori, di sinergie, di elementi logici e irrazionali, di temperature interiori ed esteriori, di umori, di casualità, di estremo calcolo e meccanica muscolare che fa sì che un insieme di tratti ordinatissimi alla vista prenda corpo su una superfcie cartacea. È questione di sistema, di chimica, di fsica-chimica, di binomio perfetto tra carta e penna, tra inchiostro e colore, tra curve e rette, tra meditazione e caos mentale, tra precisione e abbandono, tra istinto e rigore”.

In POEMA ORIZZONTALE non vi è centro, secondo la lezione orientale. Trovarsi davanti a una superfcie bianca, con penne e matite fra le mani, è un gesto di abbandono, un’azione viscerale di manìa: progettare un universo altro che raccolga, steso su un foglio di carta, il ftto turbinio di pensieri e desideri, memorie e sogni che si agitano maldestramente e liricamente dentro ciascuno di noi. La <<mitologia individuale>> di un artista, parafrasando Harald Szeemann, è un luogo spirituale ed esclusivo in cui il singolo pone quei segni, simboli e segnali che per lui signifcano il mondo: un tentativo di opporre al grande disordine del mondo il proprio ordine immaginario, che nasce sempre da un’ossessione, da una necessità compulsiva di creare al servizio di un percorso interiore.

POEMA ORIZZONTALE è un’opera aperta, non-lineare, analogica e universale. Riunisce gli spettatori, senza alcun ordine di gerarchia, intorno a un tavolo: quello dell’arte, quello della famiglia, quello della vita.